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L’autoprotezione alla minaccia terroristica

L’autoprotezione alla minaccia terroristica

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Il termine terrorismo deriva dalla parola latina terrorem e, originariamente, dalla radice indoeuropea ter, che significa tremare. Ha acquistato significato durante la rivoluzione francese (1789-1799) grazie a Maximiliene Robespierre, il quale ci ha consegnato che “il terrore non è altro che la giustizia pronta, severa, inflessibile; essa è dunque un’emanazione della virtù”. Si tratta di una definizione che si addice al cosiddetto terrorismo di stato.

Il terrorismo che ci riguarda più da vicino fa invece riferimento a gruppi organizzati e internazionali, non coincidenti con gli Stati nazionali, che con azioni violente e armate fanno stragi e uccidono indiscriminatamente i civili al fine di seminare il panico tra la popolazione.
Tradizionalmente, i principali bersagli dei gruppi terroristici internazionali erano le strutture militari e civili delle grandi città, come le caserme e gli edifici governativi o pubblici (i c.d. hard target). Negli ultimi tempi è prevalentemente la popolazione civile nei luoghi di aggregazione a essere colpita (i c.d. soft target). Nessun Paese è ormai al sicuro da un attacco terroristico: mercati, pubblici esercizi, musei, mezzi di trasporto negli ultimi anni sono stati teatri di morte.

Secondo le motivazioni, il terrorismo si può classificare in politico-ideologico, religioso-fondamentalista, etnico-razziale, ecoterrorismo, narcoterrorismo.
Il primo trae spunto da considerazioni politiche o ideologiche, tanto da avere come obiettivi gruppi, fazioni o esponenti politici rivali, così da condizionare le scelte politiche. Gli attentati sono compiuti con ordigni esplosivi e armi da fuoco.
Il terrorismo religioso-fondamentalista è caratterizzato dal fanatismo religioso, pertanto i suoi obiettivi sono gli esponenti religiosi e le popolazioni di fede o corrente diversa. Negli attentati sono prevalentemente impiegate armi da fuoco, armi bianche e ordigni esplosivi. Fonti di intelligence riferiscono che alcuni gruppi terroristici sono in possesso di armi chimiche e batteriologiche.
Il terrorismo razziale ha le sue motivazioni nella difesa della razza, pertanto ha come obiettivi gli esponenti politici e religiosi e le popolazioni di razza diversa. La violenza è esercitata con armi di ogni genere.
L’ecoterrorismo, sostenendo ragioni ambientaliste e animaliste, compie attentati e sabotaggi con l’uso di esplosivi ad attività industriali o commerciali e a esponenti politici.
Il narcoterrorismo è praticato da trafficanti di stupefacenti contro associazioni criminali rivali, esponenti politici e forze di polizia o militari. La violenza è esercitata con ordigni esplosivi e armi da fuoco.

Tra quelli elencati, il più diffuso e dannoso è il terrorismo religioso, in particolare di matrice islamica. Sorge negli anni sessanta/settanta con azioni violente e clamorose da parte di alcuni gruppi palestinesi, principalmente contro cittadini occidentali: il loro obiettivo era attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulle tragedie del loro popolo. Tra i gruppi più attivi, soprattutto nei dirottamenti aerei in Europa, sono da menzionare il Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) e l’Organizzazione Settembre Nero.
Negli anni novanta entrarono invece in azione alcuni gruppi fondamentalisti islamici legati ad al-Qaeda e Hezbollah: il loro obiettivo era la guerra santa. Tra gli attentati basti ricordare la bomba al World Trade Center di New York (1993), il dirottamento aereo del volo Air France 8969 Algeri-Parigi (1994), le bombe alle ambasciate di Israele e Buenos Aires (1992) e Bangkok (1994), l’assalto al consolato francese ad Algeri (1994), l’autobomba alle Khobar Towers di Dhahran in Arabia Saudita (1996), gli attacchi contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania (1998). Nel medesimo periodo, furono perpetrate azioni violente contro turisti, giornalisti, lavoratori e diplomatici occidentali, soprattutto in Egitto, Algeria e Libano.
Nel decennio successivo, da menzionare gli attentati di New York al World Trade Center e di Washington al Pentagono (2011), quelli di Madrid ad alcuni treni locali (2004) e quelli di Londra alla metropolitana e su un autobus (2005); tutti compiuti da al-Qaeda o terroristi che a essa si ispirano.

Recentemente (in particolare dal 2015 a oggi), i terroristi legati allo Stato Islamico hanno colpito Europa e Stati Uniti con veicoli utilizzati come arieti, armi da fuoco e da taglio, ordigni esplosivi celati in vari modi, bombe umane.
Le organizzazioni o i gruppi terroristici di matrice diversa da quella islamica (cristiana, ebraica, induista, buddista) non agiscono fuori dal paese di origine, pertanto non rientrano nella categoria del terrorismo internazionale.
Non esiste purtroppo in ambito sopranazionale una definizione giuridica precisa di terrorismo, a causa delle divergenze di opinione tra il mondo occidentale e il “blocco” dei Paesi arabi, africani, asiatici e dell’America Latina. Sebbene il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea delle Nazioni Unite abbiano adottato alcune risoluzioni contro il terrorismo internazionale, una convenzione ad hoc ancora manca.

 

Prevenire gli attacchi è certamente compito che spetta ai servizi di Intelligence e alle Forze di Polizia. I cittadini possono però adottare idonee misure di autoprotezione.

L’autoprotezione deve entrare a far parte del nostro quotidiano: è inevitabile!

Mario Carotenuto

Mario Carotenuto è il tenutario del sapere di BResponsible ed è lui che si occupa della formazione dei nostri formatori. È esperto di Geopolitica, Intelligence e Sicurezza in aree di crisi e di conflitto, è consulente specializzato nella Gestione degli Interventi nelle Crisi Internazionali, con specifiche competenze sulla gestione della sicurezza e la natura, le strategie e gli scenari del terrorismo internazionale. È docente di Diritto Internazionale Umanitario e Misure di Autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo. Ha diretto Unità di Polizia in Italia e Cellule Militari all’Estero.

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