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I bambini e le notizie cruente

I bambini e le notizie cruente

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A noi adulti sono necessari pochi minuti per acquisire la consapevolezza che, eccetto i pochi canali dedicati a bambini e adolescenti, la gran parte dei palinsesti televisivi trasmette servizi e programmi su argomenti dal forte impatto emotivo; immagini, toni e dettagli possono generare in adulti e bambini: angoscia, paura, insicurezza.

L’ordine dei giornalisti e l’Osservatorio di Pavia nel 2014 ha monitorato per tre mesi le sette principali emittenti a diffusione nazionale e ha rilevato 287 ore di trasmissione su fatti di cronaca. È emerso che proprio nella fascia oraria dalle 16.00 alle 19.00, ore in cui si presume che gli adulti non supportino i minori nell’ascolto e nella visione di programmi (Codice TV e minori), vengono trasmessi racconti dai particolari macabri, con dettagli raccapriccianti, spesso in un’atmosfera pesante e aggravata da effetti speciali come rallenty, replay ecc.

Sovente accade che anche a scuola immagini intrusive di catastrofi e crimini entrino prepotentemente in classe senza chiedere “permesso”. È necessario che le insegnanti utilizzino internet per questioni didattiche, ma inevitabilmente per qualunque cosa si digiti attraverso LIM, computer, tablet vi compariranno prima o poi anche questo tipo di immagini.

 

Cosa fare per tutelare i bambini?

Bambino che gioca con tablet da solo

La prima cosa da fare, fin da piccoli, è educarli a un uso corretto dei mezzi d’informazione/svago perché, anche se un bambino a 4 anni capisce come si usa il televisore, non significa che sia pronto per guardarlo da solo.

Cosa fare?

  1. Non lasciamoli mai da soli di fronte a uno strumento tecnologico (tablet, computer, TV).
  2. Scegliamo insieme a loro i programmi da guardare.
  3. Riflettiamo insieme a loro e commentiamo la qualità degli stessi. – “Questo programma mi piace perché parla di animali! A te piace? Perché?” – “Questo canale trasmette sempre immagini violente, mi fa diventare triste! Non mi piace! Tu cosa ne pensi?”

Concordo con Masal Pas Bagdadi (2004) quando afferma: “ È importante far esprimere i bambini attraverso le discussioni”, perché a mio avviso, li educhiamo al senso critico, li responsabilizziamo all’autoprotezione verso un mezzo non sempre attento alla loro età e ai loro bisogni.
In particolare quando sono piccolissimi è opportuno non lasciarli da soli a manovrare questi strumenti perché anche molti cartoni animati contengono immagini violente. Scegliamo quelli che trasmettono dei valori, una morale, che siano educativi.
Diamo delle regole sul loro utilizzo e sul tempo in cui a questi possono accedere. Motiviamo le nostre decisioni: servirà loro per comprendere meglio e ragionare.

Se li educhiamo a un corretto utilizzo fin da piccoli, li useranno in maniera responsabile anche da adolescenti.

Invitiamoli a giocare. Il gioco libero deve avere uno spazio importante nella vita infantile perché partecipa alla costruzione dell’identità. Serve per imparare a conoscere, a scoprire il mondo, a diventare persone autonome, serve a sapersi relazionare con gli altri; ecco perché non va considerato come semplice passatempo (Masal Pas Bagdadi,2004).

 

Anche se un bambino a 4 anni capisce come si usa il televisore, non significa che sia pronto per guardarlo da solo. Condividi il Tweet

 

Il gioco permette di incanalare positivamente l’aggressività, li aiuta a trasformarla da impulso distruttivo a energia positiva. Grazie al gioco realizzano ed esprimono le proprie potenzialità creative, apprendono le regole sociali.
È importante seguirli nella crescita fornendo loro gli strumenti per riconoscere i pericoli ed evitarli.

Ricordiamoci che solo intorno ai 9-10 anni i bambini riescono a distinguere tra ciò che è finzione e ciò che è realtà per cui necessitano dell’adulto per interpretare la realtà e dare il giusto significato alle cose che accadono intorno a loro.

Uno strumento molto utile a livello educativo è dato dalle fiabe e dalle favole. Attraverso questi racconti i bambini conoscono la differenza tra il bene e il male, entrano in contatto con le emozioni, imparano a riconoscerle, a dar loro un nome.

Gli adulti possono iniziare a raccontare storie quando i loro bambini hanno 3- 4 anni. A questa età le storie devono essere brevi e devono parlare di attività che riguardano la vita quotidiana.

Verso i 6-7 anni i racconti prediletti sono quelli che narrano di principesse e cavalieri e le storie potranno essere anche più lunghe.

Quando i bambini sono piccoli, proporrei di evitare di guardare e ascoltare telegiornali e programmi che trattano notizie violente, eventi catastrofici, attentati. Quando si è tutti insieme in un momento gioviale come il pranzo o la cena è importante creare un clima disteso, di serenità, in cui si lascia spazio al dialogo e ai racconti sulla giornata appena trascorsa.

In una società frenetica come la nostra, gli spazi per non perdere di vista lo scorrere del tempo, vanno ritagliati con cura. Consiglio pertanto di ascoltare i telegiornali quando i bambini dormono o sono a scuola.

Telefono Azzurro, qualche anno fa, scrisse un opuscolo per insegnanti e genitori dal titolo: “Vittime silenziose”. Lo consiglio vivamente, in quanto può rivelarsi una guida molto utile.

 

Come tranquillizzare i bambini davanti alle notizie allarmistiche dei media.

Mamma su divano con bambini che guardano il tablet

Se vi trovate davanti alla TV proprio nel momento in cui stanno trasmettendo informazioni e immagini relative a un evento violento, consiglierei di cercare di comprendere se l’argomento ha provocato in loro reazioni emotive particolari, al fine di aiutarli a dare il giusto significato alle cose per poterle metabolizzarle senza turbamenti.

Ascoltateli attentamente: cercate di capire cosa hanno compreso, cosa pensano circa l’evento di cui sono venuti a conoscenza, quali sono le loro paure. Ogni bambino è unico ed è difficile ipotizzare tutte le domande possibili che possono nascere in loro: alcuni potrebbero lasciarsi andare con semplici osservazioni perché non sanno come affrontare l’argomento.

Qualche giorno fa mentre facevo una ricerca su Google è apparsa la foto di un auto. Un bimbo mi ha detto semplicemente:”Quella foto l’ho già vista in TV!”.

In genere una loro paura che poi si trasforma in domanda è: “Accadrà anche a noi?”. Tranquillizzateli: ogni genitore sa bene quale strategia sia più utile adottare per rassicurare il proprio figliolo. È importante: guardatelo negli occhi, accarezzatelo, rassicuratelo e alla fine abbracciatelo.Questo lo farà sentire protetto, gli trasmetterà sicurezza.

Quando parlate con loro usate un linguaggio semplice e comprensibile. Chiarite che per ora sono al sicuro, che non è successo vicino a voi, prendete una cartina e insieme visionate la distanza che intercorre tra la vostra posizione geografica e il luogo in cui è avvenuto l’evento. Trasmettete loro la fiducia verso il futuro, potrete cercare insieme una soluzione per aiutare le persone colpite dall’evento traumatico (sia esso naturale o antropico) e insieme portate avanti il vostro progetto (potrebbe essere una preghiera o una donazione oppure una lettera).

Se anche a voi adulti la notizia ha spaventato e turbato, abbiate il coraggio di raccontarlo ai vostri figli, commentatela insieme a loro: “Hai sentito? Che gente cattiva esiste!”. Quando parlate dell’evento, è inutile negare le proprie emozioni, le leggerebbero comunque nel vostro volto o percepirebbero la discrepanza tra ciò che dite e il tono con cui lo comunicate.

 

Se anche a voi adulti la notizia ha spaventato e turbato, abbiate il coraggio di raccontarlo ai vostri figli, commentatela insieme a loro. Condividi il Tweet

 

Con gli adolescenti parlate dell’argomento, trovate insieme soluzioni per affrontare il problema. Essere sinceri darà loro il coraggio per comportarsi in ugual modo.

Qualunque quesito vi sottoporranno ricordate che a prescindere dall’età: “Se sono stati in grado di fare quella domanda, saranno pronti anche a ricevere la risposta”, adattate, però, il linguaggio all’età del vostro interlocutore.

Sia i piccoli che gli adolescenti, una volta passata la paura, tendono autonomamente a trovare soluzioni alla domanda dolorosa: “Accadrà anche a noi?”. I piccoli troveranno, probabilmente, idee fantasiose per affrontare il probabile evento, mentre gli adolescenti dopo aver letto di tutto, potrebbero proporvi piani di azione su come affrontare la situazione nel caso accadesse anche a voi.

 

BIBLIOGRAFIA:
“Mi hanno ucciso le fiabe. Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli” –  Pas Bagdadi Masal; 2004

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Maria Maddalena Alvau

Maria Maddalena Alvau si è laureata in Psicologia presso l'Università degli studi di Cagliari nel 2006 ed è iscritta all'albo psicologi dal 2008. È docente specializzata sul sostegno di alunni con disabilità e bisogni educativi speciali nella scuola primaria. È progettista di percorsi formativi e docente presso il Centro per l’Educazione all’Autoprotezione (CEAS-a.p.s.) di Brescia. Specializzata in Psicologia dell'Emergenza e Psicotraumatologia (2018), è Psicologa per il Corpo Italiano di Soccorso dell' Ordine di Malta dal 2009. Ha partecipato alle attività connesse all'emergenza sisma: Aquila nel 2009, Bomporto nel 2012, Amatrice e Camerino nel 2016. Ha operato in comunità terapeutiche per il reinserimento sociale di persone con problemi di dipendenza, doppie diagnosi, misure detentive. Ha curato gli aspetti psicologici del libro: “Disordine pubblico, criminalità, terrorismo: guida all’autoprotezione” di Mario Carotenuto (Edizioni Phasar, 2016). Ha conseguito il master di II livello in Psicologia dell’Emergenza e Psicotraumatologia presso LUMSA Università con la tesi: "Psicologia e terrorismo. Analisi del fenomeno. Prevenzione e Psicoeducazione".

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