Blog categories

Comments

Educare: famiglie, educatori e istituzioni in stretta collaborazione

Educare: famiglie, educatori e istituzioni in stretta collaborazione

Reading Time: 10 minutes

 

Abbiamo voluto approfondire il discorso riguardo la dinamica scuola-famiglia-figli con la Dottoressa Maria Maddalena Alvau affinché il suo punto di vista professionale ci sia d’aiuto per orientarci meglio quando si tratta di educare e accompagnare nella crescita i nostri bambini. Siamo sicuri che quest’intervista vi potrà dare alcuni spunti di riflessione molto utili, vi auguriamo una buona lettura.

BResponsible: Si potrebbe quasi pensare che al giorno d’oggi sia più facile essere genitori rispetto al secolo scorso, per esempio, è davvero così Dottoressa Alvau?

Dott.ssa Alvau: No, non è facile! Questo è un argomento che mi sta molto a cuore, sia da docente che da psicologa. I bambini sono la parte più esposta alle noncuranze di questa epoca. In questi ultimi decenni siamo passati da una società “parentale” in cui tutti i membri della famiglia partecipavano all’educazione della prole (nonni, parenti, vicini di casa, amici) ad una società nucleare dove sono i soli genitori ad occuparsi dell’educazione e della crescita dei figli. Si osserva che i ritmi frenetici a cui tutti siamo sottoposti spingano le persone, sempre più, all’isolamento; si sta sempre di meno all’aria aperta, le interazioni con gli altri risultano per lo più di tipo istituzionale o lavorativo (casa-scuola-lavoro) tanto che, la nostra sembra essere un’epoca priva di bambini. Invece tanti sono chiusi in casa, rapiti dai videogiochi e dai social network e non più in strada a giocare con i coetanei; sono ancora pochi i servizi a loro dedicati. La scuola, che prima era l’Istituzione educativa più importante insieme alla famiglia, oggi è in crisi: in alcune occasioni viene delegittimata dal ruolo educativo, in altri sembra venire rimproverata perché sul piano pedagogico non appare abbastanza incisiva.
Ci sono genitori totalmente disorientati, ciò genera nei figli confusione. Interloquendo con i nonni emerge che il loro compito, oggi, dovrebbe consistere nell’accompagnare a scuola i nipoti, custodirli nell’attesa che i genitori rientrino dal lavoro, coccolarli; a pochi sembra essere data la possibilità di contribuire alla loro educazione.

BResponsible: Questo determina delle conseguenze nei bambini?

Dott.ssa Alvau: Temo che i danni di questo modo di vivere si renderanno evidenti tra una decina d’anni. A scuola possiamo già notare rallentamenti nello sviluppo delle competenze (emotive e cognitive). I bambini, nativi digitali, conoscono tutto sulle tecnologie, ma esprimono difficoltà in attività manuali o nel gioco sociale. Fanno fatica a distinguere la realtà dall’irrealtà, per molti, tutto quello che sentono e vedono sul Web corrisponde sempre a verità. Risulta oneroso insegnare ad accettare un “no” come risposta; viene concesso tutto ai bambini di oggi. In questo modo si pensa di farli felici? Oppure questa è una modalità per allontanare le frustrazioni e i sensi di colpa dell’adulto? Dire un “no” quando è necessario ed argomentarne il perché richiede un oneroso dispendio di tempo ed energie; riuscire a mantenere la posizione educativa legata a quella risposta è difficile, stancante, ma dire “no” con le parole e poi non mantenere con i fatti tale posizioni porterà l’adulto a perdere l’autorevolezza, permettendo che siano i bambini a decidere per se stessi fin da piccoli. I bambini, in quanto soggetti in formazione, non hanno gli strumenti, lo sviluppo cognitivo ed emotivo per poter attuare questi processi decisionali. Prendere decisioni è compito dell’adulto-genitore non dei figli. Il codice civile sancisce che tra i doveri genitoriali rientra il mantenere, educare, istruire e assistere moralmente i propri figli, ed educare significa promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona, specialmente se di giovane età.
Il Professor Umberto Galimberti pone l’accento sulla grande problematica esistente tra scuola e famiglia. In passato la famiglia non entrava nelle decisioni scolastiche, ma supportava il percorso dell’istruzione e dell’educazione, riconoscendo la professionalità degli insegnanti. Oggi assistiamo alla situazione in cui i genitori intervengono nelle attività professionali dei docenti, a volte delegittimando il loro operato, screditandoli come professionisti e persone agli occhi dei figli e della società. Ciò genera, sul piano psicologico ed emotivo, un grave danno nel bambino. La politica e la comunità spesso dimenticano che l’insegnante è un funzionario pubblico, un importantissimo professionista a cui è affidata la formazione delle generazioni future. Questa società tecnologica dove tutti in qualunque momento possono accedere alle informazioni, non sempre corrette e attendibili, ha la pretesa di annullare le professionalità, di permettere a chiunque di screditare o cancellare competenze maturate negli anni e con anni di studi. Si sta perdendo il rispetto, l’educazione verso il prossimo, verso chi non la pensa come noi. Osservo che gli insegnanti, ogni qualvolta prendono decisioni, sono perseguitati dal pensiero: “Che reazioni potrebbero avere i genitori?”. Si assiste a scene in cui i bambini, e sottolineo bambini, pretendono di comandare l’agire di coetanei ed adulti ed al “no” delle insegnanti rispondono con aggressività fisica e verbale. La cronaca dell’ultimo periodo sta facendo emergere questa realtà. Ritengo che questi eventi siano elementi di profonda sofferenza anche per quei compagni che devono assistere a queste scene che li coinvolgono direttamente. Ciò deve farci riflettere: “Quando educhiamo, quale adulto immaginiamo? Perché come diceva Leberthonniere nel 1901 “L’idea che ognuno si forma sull’educazione dipende dall’idea di uomo che si ha”. Mi chiedo se sia necessario che il Ministero dell’Istruzione si esprima con delle linee guida: da applicare a livello Nazionale, quando si presentano queste dinamiche.

BResponsible: Entrano in gioco le paure dei genitori, evidentemente, ma alla fine questo conflitto può danneggiare il bambino, è questo il pericolo?

Dott.ssa Alvau: Esatto. Sembra che la società in cui viviamo debba promuovere il successo a tutti i costi. Non ci si può permettere di fallire, ci sentiamo sempre tutti sotto accusa. Dobbiamo rimodulare le premesse: “Sbagliare è umano, è deve essere permesso perché è dagli errori che apprendiamo. I bambini devono avere il diritto di sbagliare, gli adulti devono far comprendere che gli errori servono per imparare, per migliorare i propri comportamenti”. Quando un insegnante segnala l’errore comportamentale di un allievo non sta denigrando il ruolo genitoriale, ma implicitamente sta chiedendo di essere sostenuto in quel rimprovero per aiutare il bambino o adolescente a comprendere. Educare è un processo complesso: insieme scuola e famiglia devono collaborare per permettere agli adulti di domani di crescere in maniera sana, serena ma responsabile. Su queste dinamiche è stato scritto un bellissimo libro: “La scuola può insegnare molto ma non può insegnare tutto” (MARIANI, Altro di Pedagogia – Università di Torino). Se la scuola mette in evidenza un problema riguardante un suo alunno e nessuno l’ascolta, il problema diventerà una bomba pronta ad esplodere e prima o poi lo farà.

BResponsible: Quanto è importante per un’insegnante ottenere la preparazione adeguata per essere in grado di affrontare in classe i problemi che vengono esplicitati dai bambini e adolescenti e che non riguardano la scuola?

Dott.ssa Alvau: È fondamentale perseguire la formazione perché è vero che tante sofferenze degli allievi si esprimono anche a scuola; per riconoscere e sostenere prima loro e poi la famiglia sono necessarie sempre più alte competenze. Auspicherei una formazione nazionale che dal Ministero arrivasse alla periferia ed ai piccoli comuni seguendo gli stessi protocolli, in modo da raggiungere tutti i professionisti.
Aggiungo che sempre più urge, a mio avviso, la necessità che venga istituita la figura dello psicologo scolastico per supportare insegnanti, genitori ed alunni. Questa società richiede alti livelli di performance non solo a noi adulti, ma anche ai più piccoli, tutto questo genera sofferenza e disagio. Scuola e famiglia, oggi più che mai, necessitano del supporto e del sostegno dei professionisti della salute psicologica. Nel periodo scolastico si possono sviluppare importanti disagi emotivi (dipendenze da droghe o videogiochi o internet, bullismo sono solo alcuni esempi), è necessario applicare una linea di prevenzione che sia costante e continuata.

BResponsible: Qual è la mancanza da colmare, secondo lei, Dottoressa?

Dott.ssa Alvau: Manca fiducia, collaborazione, rispetto verso ruoli ed Istituzioni, manca il coraggio di assumersi delle responsabilità. Questo periodo storico nel quale viviamo sembra caratterizzato dalla pratica dell’attaccare gli altri per trovare altrove le colpe di quello che ci accade. Mass-media e politica giocano un ruolo importante in questo processo. Se gli adulti non si assumono delle responsabilità e reagiscono con azioni aggressive state pur certi che i più piccoli li imiteranno.
C’è la necessità di fare sempre più squadra: famiglia, Istituzioni Sanitarie, comuni, aziende, scuole, società sportive, Istituzioni politiche, Forze dell’Ordine. In questo processo agli psicologi dovrebbe essere riconosciuto il compito di svolgere formazione, supporto, sostegno, mediazione tra le parti con l’obiettivo di garantire la salute psico-pedagogica degli adulti di domani, di coloro che ci supporteranno quando noi saremmo anziani. I bambini e gli adolescenti sono il motore del mondo, sono la ragione per cui ci alziamo ogni mattina, per cui quotidianamente facciamo mille sacrifici, per cui anche in questo momento ci soffermiamo a riflettere. Se migliora il clima emotivo intorno a loro, cresceranno più sereni.
Attenzione! Questa mia intervista è una riflessione non un’accusa verso qualcuno, che sia chiaro. Compito dello psicologo è anche quello di osservare la realtà in cui viviamo, riflettere su di essa ed individuare le strategie per perseguire il benessere della stessa. È importante promuovere valori, sentimenti e regole sociali. È fondamentale far percepire l’affetto che abbiamo per loro, ma è anche essenziale favorire il rispetto verso l’altro e le regole. Questi elementi permetteranno ai bambini e ai ragazzi di possedere dei sani contenimenti psicologici a cui appoggiarsi nei momenti di crisi e sofferenza.

BResponsible: Dottoressa Alvau, da dove partire quindi? Dalle famiglie, dalle scuole o dalle Istituzioni?

Dott.ssa Alvau: Direi che ognuno di noi nel suo piccolo dovrebbe essere invitato a riflettere per migliorarsi. Politica, fruitori delle informazioni, genitori, scuola e Istituzioni altre dovrebbero percorrere parallelamente dei percorsi di formazione per acquisire sempre maggiori strumenti per affrontare la quotidianità.
Sarebbe auspicabile partire dall’accettazione che ogni Istituzione detiene dei compiti ben precisi in quanto sanciti dalla Legge e che in funzione di questo le persone che vi operano siano rispettate. Risulta indispensabile dare un freno alle espressioni verbali: non tutto quello che ci passa per la testa può essere espresso, le parole hanno un peso! Per le nuove generazione gli adulti sono modelli educativi di riferimento, siano essi allenatori o consiglieri comunali o altro.
Se dovessi sintetizzare con una parola la risposta alla sua domanda sarebbe: “Collaborazione”. Dobbiamo imparare a cooperare gli uni con gli altri trovando una linea comune. Questo è un obbiettivo difficile, ma non impossibile da raggiungere. È importante imparare a parlare con la ragione, non con la rabbia, la collaborazione è accompagnata dalla pazienza. La rabbia è, davvero, cattiva consigliera, come dice il proverbio. La vita è un susseguirsi di problemi che con gli strumenti giusti si affrontano, si risolvono e si superano. Se facciamo finta di non vederli diventeranno dei macigni che prima o poi finiranno col caderci addosso e ci schiacceranno.

BResponsible: Ci dobbiamo armare tutti di buona volontà, quindi. Non abbiamo scelta se vogliamo migliorare le cose?

Dott.ssa Alvau: Si! Bisogna avere buona volontà, coraggio e pazienza per riuscire a cambiare le cose, ed è necessario trovarlo questo coraggio ed essere umili per ammettere che non siamo super uomini e super donne, abbiamo bisogno degli altri per vivere meglio. In tutti i campi della vita, il rispetto si ottiene con il buon esempio non con l’aggressività a tutti i costi; è necessario dare il buon esempio pensando al bene dei nostri figli. Buon lavoro a tutti e grazie.

BResponsible: Grazie a lei, Dottoressa, alla prossima!

Staff BResponsible

BResponsible fornisce consulenza e formazione su autoprotezione, analisi rischi, piani di sicurezza e protocolli anti-criminalità e anti-terrorismo.

div#stuning-header .dfd-stuning-header-bg-container {background-image: url(https://www.b-responsible.it/wp-content/uploads/2017/09/B-Responsible-header-connections-low.jpg);background-size: cover;background-position: center top;background-attachment: initial;background-repeat: no-repeat;}#stuning-header div.page-title-inner {min-height: 400px;}