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Il terrorismo veicolare

Il terrorismo veicolare

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Un 22enne gambiano, richiedente asilo in Italia, è stato arrestato il 26 aprile scorso all’uscita della moschea di Licola, località della città metropolitana di Napoli, con l’accusa di terrorismo di matrice islamica. Il giovane ha confessato agli investigatori che alcuni vertici dello Stato Islamico gli avrebbero chiesto di lanciarsi con un‘auto sulla folla, ma di aver rifiutato. Gli investigatori hanno scoperto che l’arrestato aveva pubblicato su Telegram il suo giuramento di fedeltà al califfo Al-Baghdadi e l’invito rivolto al gambiano non è certo una novità per chi si occupa di antiterrorismo.
La rivista dell’ISIS “Rumiyah”, nel numero di novembre 2016, riporta che: “I veicoli sono come coltelli estremamente facili da acquistare, ma diversamente dai coltelli, non fanno sorgere sospetti perché diffusi in tutto il mondo. Per questo sono uno dei metodi più efficaci di attacco e offrono a chiunque sappia guidarli la possibilità di provocare terrore”. Rumiyah suggerisce di colpire su strade affollate, durante le celebrazioni, nei mercati all’aperto, nei festival, nelle parate, nei raduni politici (http://www.analisidifesa.it/2016/12/il-sempreverde-terrorismo-veicolare/, 24 aprile 2018).

In meno di due anni sono state compiute nove stragi con veicoli lanciati sulla folla, che hanno provocato 141 morti e circa 750 feriti: Nizza (19/12/2016), Berlino (19/12/2016), Londra (22/03/2017), Stoccolma (07/04/2017), Barcellona (17/08/2017), Melbourne (21/12/2017), New York (31/10/2017), Munster (07/04/2018) e Toronto (24/04/2018). Gli attacchi avevano come bersaglio la popolazione civile (soft target) e tale modus operandi raccoglie anche emulatori che non appartengono alla sfera jihadista (Melbourne, Munster e Toronto). Come ha osservato il ministro dell’interno Marco Minniti: “Sino a due anni fa, nessuno poteva pensare di prendere un Van e andare contro i pedoni che stavano camminando, poi a un certo punto è arrivato Al-Adnani e ha spiegato che quello poteva essere fatto” (http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/04/24/toronto-minniti-isis-ha-imposto-metodo_7094cad6-977f-4170-a5fb-6af8e32ea461.html). Al-Adnani è stato il jihadista ispiratore dei lupi solitari e del terrorismo veicolare, ed è sospettato di essere uno degli organizzatori degli attentati di Parigi del 12 novembre 2015, dove morirono 130 persone e ne rimasero ferite circa 370 (tutti ricordiamo la vicenda del teatro Bataclan, il più noto tra gli obiettivi colpiti).

Sono attacchi imprevedibili, compiuti senza una particolare sorveglianza dell’obiettivo: è sufficiente saper guidare il veicolo scelto per l’attentato e, anche all’ultimo momento e in modo casuale, individuare un luogo affollato da colpire.
Come nel resto d’Europa, anche in Italia le amministrazioni comunali sono ricorse ad alcune precauzioni per prevenire il terrorismo veicolare. Si possono notare in molte piazze, nelle aree pedonali e nei mercatini (soprattutto durante le feste), enormi fioriere di legno e barriere jersey in cemento che dovrebbero impedire a eventuali terroristi di scagliarsi con un veicolo contro la folla. I due tipi di dissuasori, però, non sono idonei a proteggerci da un medio-grosso veicolo in corsa (negli attentati di Berlino, Nizza e Stoccolma sono stati impiegati autoarticolati del peso di 16-18 tonnellate senza carico). Personalmente non credo che qualcuno li abbia testati per resistere a un impatto frontale di tale portata e queste attrezzature, in realtà, sono state progettate per esigenze diverse. La stessa barriera jersey è stata concepita per evitare i salti accidentali di corsia nelle autostrade e la sua massima efficacia la raggiunge se unita in più moduli, non in soli due o tre come sono stati collocati nei centri abitati a protezione dei passanti. La jersey, inoltre, è stata costruita in modo da minimizzare il danno del veicolo che vi va a sbattere contro (proprio così!) e alcune hanno addirittura le ruote per facilitarne lo spostamento.

 

Alcuni esempi di barriere in città:

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Le autorità dovrebbero quindi impegnarsi a ricercare adeguati strumenti protettivi, perché quelli sino a oggi adottati possono andare bene in una fase emergenziale, ossia nell’immediatezza di una minaccia o consapevolezza di una vulnerabilità, ma non sono affatto sufficienti.
I cittadini andrebbero comunque informati su come comportarsi per riuscire a prevenire e per proteggersi dagli attacchi veicolari. Per esempio: quando si cammina, o anche quando si viaggia sui mezzi pubblici, non andrebbero usate le cuffiette per ascoltare la musica, per rimanere sempre vigili su quanto ci circonda; si dovrebbe camminare rivolti al senso di marcia opposto a quello del traffico, onde evitare che un veicolo ci sorprenda alle spalle senza possibilità di essere notato, e bisognerebbe prestare molta attenzione ai veicoli che sopraggiungono a forte velocità nei pressi di una folla.

La minaccia è di solito avvertita quando ormai le prime vittime cadono travolte nell’attacco e a quel punto la cosa migliore è levarsi dalla strada e rifugiarsi dentro un’abitazione, un locale pubblico, un vicolo o una strada laterale, stando sempre molto accorti poiché dall’abitacolo il terrorista potrebbe far uso di armi da fuoco mentre falcia le sue vittime (com’è accaduto a Nizza).

Ricordiamoci sempre: la consapevolezza del rischio aiuta a controllare la paura. Non frena, rende accorti.

Mario Carotenuto

Mario Carotenuto è il tenutario del sapere di BResponsible ed è lui che si occupa della formazione dei nostri formatori. È esperto di Geopolitica, Intelligence e Sicurezza in aree di crisi e di conflitto, è consulente specializzato nella Gestione degli Interventi nelle Crisi Internazionali, con specifiche competenze sulla gestione della sicurezza e la natura, le strategie e gli scenari del terrorismo internazionale. È docente di Diritto Internazionale Umanitario e Misure di Autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo. Ha diretto Unità di Polizia in Italia e Cellule Militari all’Estero.

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