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Intervista a Cesare Marini

Intervista a Cesare Marini

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Abbiamo avuto il piacere di incontrare Cesare Marini, consulente informatico per le Forze di Polizia e per le Procure della Repubblica, che ci ha parlato del fondamentale lavoro di investigazione del suo team (4en6 Forensic Lab) per l’individuazione di reati che trovano sul web un terreno fertile: cyberbullismo, stalking, pedofilia ecc.
Sono tematiche delicate, molto attuali, che spaventano tutti: le famiglie, gli educatori, i ragazzi. Capirne un po’ di più, conoscere meglio il lavoro di chi per mestiere si occupa della nostra sicurezza in diversi ambiti, ci aiuta a maturare una consapevolezza diversa, più collaborativa, e di attivare un comportamento responsabile, nei nostri confronti e nei confronti dei minori che abbiamo l’obbligo di proteggere.

 

BResponsible: Signor Marini, grazie per il tempo che ci sta dedicando, abbiamo bisogno di capire meglio come possiamo proteggere i ragazzi quando sono in rete e soprattutto sui social?

Cesare Marini: Purtroppo non esiste una formula magica, ma il modo migliore per insegnare ai più giovani come si usa internet e i social è di far prendere coscienza ai genitori che sono loro i primi a dover rivedere il proprio comportamento per dare il buon esempio.
Mi rendo conto che è un approccio che per alcuni versi potrebbe essere criticabile, pensiamo che da adulti siamo liberi di gestirci come più ci piace, ma dobbiamo sempre ricordarci che i nostri figli ci guardano e imparano da noi come comportarsi. Non possiamo predicare bene e razzolare male, l’esempio vale più di mille parole.

 

BResponsible: Qual è la cattiva abitudine che dovremmo abbandonare per assicurarci una maggior protezione?

Cesare Marini: Una cosa assurda che nel mio lavoro continuo a verificare è la condivisione di dati molto personali nei social media. Le persone non si rendono conto che qualsiasi cosa si posti sui social può essere usata contro di noi: possono controllare i nostri spostamenti, i luoghi che frequentiamo, dove lavoriamo, dove viviamo, se andiamo in vacanza e quando, addirittura sanno come ci sentiamo. Rendere evidente la nostra vulnerabilità quando ci dichiariamo tristi, soli, depressi diventa pericoloso. Bisogna rendersi conto che c’è brutta gente che vive di queste cose, che legge, che spia, che può usare queste informazioni per danneggiarci. Per i ragazzi diventa una questione ancora più delicata: i pedofili scelgono le proprie vittime valutando come prima cosa il grado di vulnerabilità. Bisogna pensarci e iniziare a gestire meglio il nostro privato. Non c’è bisogno di postare sui social ogni cosa che ci accade. Se noi adulti dobbiamo soltanto ricordarlo e astenerci dal farlo, i nostri figli nati in un’era tecnologica devono capire che è pericoloso e che devono smettere di farlo. I nostri figli ci guardano e ci imitano, è nostra responsabilità tenerne conto sempre.

 

BResponsible: Lo stesso vale anche nella vita reale, oltre che in quella virtuale, tanti comportamenti dei ragazzi derivano da ciò che vedono e ascoltano in casa…

Cesare Marini: Esatto. La violenza famigliare causa traumi importanti che poi sfociano in aggressività e violenza anche fuori casa, nell’ambito scolastico per esempio. Sono aumentati esponenzialmente i casi di ragazzi adolescenti che picchiano le fidanzatine, completamente privi di freni inibitori, perpetrando un comportamento violento che vivono in famiglia e che hanno assorbito come normalità.

 

BResponsible: Molti genitori si trovano spaesati davanti a una tecnologia che non sanno maneggiare a dovere, si sentono impotenti perché non riescono a controllare i propri figli…

Cesare Marini: Sì, i ragazzini ne sanno più dei genitori su come funzionano i social e via discorrendo, ma basta davvero poco per stare al passo, l’informazione oggi non manca di certo anche se, evidentemente, non è sufficiente. La cosa più importante che possiamo fare come genitori è non aver paura di dire no, non aver paura di dare ai ragazzi regole da rispettare e di mantenere le nostre posizioni di educatori.
Abbiamo verificato che il numero più alto di messaggini scambiati tra adolescenti avviene durante le ore notturne, precisamente tra mezzanotte e le 3.00 del mattino. I ragazzi dormono poco e si presentano a scuola troppo stanchi per prestare attenzione alle lezioni. La maggior parte delle volte non si tratta di un deficit di attenzione legato a disfunzioni congenite, ma di semplice mancanza di sonno. Spegnere il cellulare prima di andare a letto è una regola che se rispettata può già fare un’enorme differenza. La sveglia del cellulare funziona anche quando è spento, questa non è una giustificazione valida, e tenerlo in carica nascosto sotto il cuscino è pericoloso perché se ci fosse una scarica elettrica notturna potrebbe prendere fuoco. Queste cose è bene dirle, e ripeterle spesso, lo faccio durante le conferenze nelle scuole e non è mai una perdita di tempo. Bisogna spiegare i danni che certe abitudini causano alla loro salute fisica e mentale. Un’altra cosa che ci tengo a sottolineare è che, quando qualcuno si rivolge a noi in modo aggressivo/violento con parole o con azioni, dire un NO chiaro e secco è fondamentale. Quel NO verbale e/o scritto testimonia il fatto che siamo vittime di un comportamento che lede la nostra libertà personale e si accerta in modo evidente che c’è bisogno dell’intervento delle Autorità.

 

BResponsible: Parliamo di responsabilità penale, una questione fortemente sottovalutata…

Cesare Marini: Assolutamente sottovalutata, ma è giusto far presente che come genitori siamo responsabili dei figli minorenni. Il contratto telefonico del cellulare di mio figlio minorenne è intestato a me, questo significa che se lui ne fa un uso improprio sono io che ne rispondo. Noi investigatori ci mettiamo anche mesi a verificare se il cellulare incriminato sia stato usato dal genitore o dal figlio, questo può comportare una serie di misure precauzionali piuttosto invasive da parte delle Forze dell’Ordine e della Magistratura. Se c’è soltanto il sospetto di produzione e/o diffusione di materiale pedo-pornografico i genitori sono i primi ad essere indagati, ciò significa che partono una serie di azioni (dalle perquisizioni al sequestro di ogni supporto tecnologico) all’interno dell’abitazione e sul luogo di lavoro, fino ad arrivare all’allontanamento dai pubblici uffici o ai sigilli. Può diventare un vero incubo, soprattutto per quanto riguarda la reputazione a livello sociale, considerato che la pedo-pornografia è uno dei crimini più orrendi di cui ci si possa macchiare. Ai ragazzini, invece, si porta via tutto: cellulare, Playstation/X-Box, tablet. Abbiamo i magazzini pieni di questa merce e non possiamo restituire nulla, viene tutto distrutto.

 

BResponsible: Possiamo tranquillamente affermare che come cittadini siamo quasi totalmente ignoranti riguardo la Legge? E anche riguardo alle conseguenze di un reato commesso?

Cesare Marini: Purtroppo è proprio così. Sono pochi a sapere, per esempio, che controllare il profilo Facebook del proprio coniuge, violandone l’accesso, è un reato. Non si può fare. Lo può fare un investigatore privato a cui si è dato l’incarico di indagare su un possibile tradimento, ma il coniuge in prima persona non lo può fare.
Un’altra cosa piuttosto importante, e che tanti ignorano, è che il bullismo e il cyberbullismo, sono considerati a tutti gli effetti stalking. Si configura nel momento in cui c’è un cambio delle abitudini da parte della vittima a causa di una forte e continua pressione. Se un ragazzino è costretto a cambiare scuola e deve chiedere aiuto a uno psicologo per superare uno stato di sofferenza procurato dalle molestie, scatta la denuncia penale per danno morale con richiesta di risarcimento. Si può arrivare a una condanna di diverse migliaia di Euro che lo stalker/bullo (o chi ne ha la tutela) si trova obbligato a pagare, ti possono confiscare la casa se non hai i soldi per farlo e puoi perdere tutto. Dirò di più: lo stalking/bullismo/cyberbullismo, prevede l’ammonimento da parte del Questore: basta che ne venga emesso uno e se lo rifai scattano le misure restrittive.

BResponsible: Signor Marini la sua attività di volontariato nelle scuole con le conferenze dedicate agli insegnanti, alle famiglie e ai ragazzi è molto importante, può raccontarci come sono strutturate?

Cesare Marini: È un’esperienza sicuramente motivante e coinvolgente per me e per i colleghi che spesso mi accompagnano, ci aiuta a comunicare su più livelli: responsabilizzare i genitori e gli educatori, far capire quanto il loro ruolo sia importante per la sicurezza dei minori, informare e rispondere in prima persona alle domande dei ragazzi. Questo è importantissimo perché ci fa attivare velocemente azioni che vanno a bloccare situazioni sospette o esplicite che i ragazzi stessi stanno vivendo e che non hanno avuto ancora il coraggio di portare alla luce. In questo modo si rendono evidenti le dinamiche operative che coinvolgono le Forze dell’Ordine, la Procura, i consulenti, una sinergia che ci permette di agire in modo efficace e in tempi relativamente brevi.

 

BResponsible: Purtroppo c’è questa convinzione che qualunque cosa facciamo in veste di cittadini, denunce e quant’altro, non si risolva mai nulla. Ci si rassegna a una passività disarmante, neppure quando il nostro agire potrebbe fare la differenza…

Cesare Marini: Gli incontri con le famiglie vedono in campo la Procura, la Polizia Giudiziaria, i Carabinieri del Comando Provinciale di Brescia e un consulente (che sono io) per far capire com’è strutturato l’iter della Giustizia. Abbiamo moltissimi casi su cui indagare e da valutare, davvero moltissimi, e non possiamo permetterci di dare nulla per scontato, non possiamo agire con superficialità perché le persone coinvolte – se innocenti – potrebbero subire danni gravi. L’errore umano è purtroppo da mettere in conto, ma non a causa di una leggerezza. Per evitarlo dobbiamo procedere con accuratezza, allo stesso tempo deve esserci permesso di svolgere il nostro lavoro al meglio, in collaborazione con le parti interessate, e questo per il bene di tutti.
Devo anche far presente che la materia penale è vastissima, ci sono competenze specifiche per ogni tipo di reato e, specialmente nei piccoli centri, non si può pretendere che il maresciallo o l’agente, per quanto preparati e disponibili, sappiano muoversi immediatamente nella giusta direzione. Molto spesso c’è bisogno di chiedere una consulenza specifica prima di procedere, allungando necessariamente i tempi.

 

BResponsible: Ci piacerebbe assistere a una delle vostre conferenze, Signor Marini, crede sia possibile?

Cesare Marini: Assolutamente sì, appena ricominciamo ve lo faremo sapere, incontrare adulti e ragazzi e avere la possibilità di condividere con loro le nostre esperienze, affinché siano utili a tutti, è la parte migliore del nostro lavoro. Sicuramente la parte che io preferisco.

 

BResponsible: Grazie di cuore, cercheremo di essere più responsabili nella gestione della nostra privacy. Certamente le informazioni che ha condiviso qui con noi saranno utili anche ai visitatori che transiteranno sul nostro blog. Le auguriamo un buon lavoro nell’attesa di poterla incontrare di nuovo.

Cesare Marini: Grazie a voi per lo spazio che mi avete dato, è stato un piacere. A presto!

Staff BResponsible

BResponsible fornisce consulenza e formazione su autoprotezione, analisi rischi, piani di sicurezza e protocolli anti-criminalità e anti-terrorismo.

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