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La difesa abitativa con armi

La difesa abitativa con armi

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Stando al Centro Studi Investimenti Sociali (CENSIS), nel 2017 nel nostro Paese si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno. La crescita più forte si è avuta per le licenze per il tiro a volo (sono quasi 585.000: +21,1% in un anno), più facili da ottenere. Si può ritenere che oggi complessivamente c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700.000 minori)”.

Ciò è dovuto all’aumento della percezione di insicurezza tra i cittadini, sebbene le statistiche rivelino che i reati in generale sono in calo. La classifica delle preoccupazioni mostra al primo posto la possibilità di subire un furto nella propria abitazione, al secondo di rimanere vittima di aggressioni o rapina.

Senza entrare troppo nel merito di chi sostiene che il senso di insicurezza non sia supportato dall’aumento dei reati, evidenzio che gli individui tendono a denunciare un crimine quando ha comportato lesioni (53,6%) e/o un danno superiore a 500 euro. Le rapine, ad esempio, vengono denunciate nel 90% dei casi se viene superato tale importo e i furti in casa nell’84,5% (Indagine Istat “Reati, vittime, percezione della sicurezza Anni 2008-2009” pubblicata il 22 Novembre 2010).

Abbiamo detto che le richieste di porto d’armi a uso sportivo sono aumentate poiché il senso di insicurezza è aumentato. Spesso, infatti, è un espediente per poter acquistare una o più armi e poterle detenere in casa, più che la volontà di praticare lo sport del tiro a volo o esercitarsi al poligono. Lo dimostra il fatto che moltissimi titolari, una volta ottenuto il porto d’armi e acquistato una pistola o un fucile, non frequentano più i campi o i poligoni di tiro.

Al fine di ottenere il rilascio di una qualsiasi licenza di porto d’armi è infatti necessario ottenere dal Tiro a Segno Nazionale il Certificato di Idoneità al maneggio delle armi (non è necessario soltanto per chi ha prestato servizio nelle Forze Armate da meno di 10 anni). Il certificato si ottiene in due lezioni (la prima solo teorica) e dopo aver sparato qualche decina di colpi, una percentuale dei quali abbia centrato il bersaglio posto a 7, 12 e 25 metri con l’arma corta (pistola e rivoltella) e a 25 e 50 metri con l’arma lunga (fucile).

Purtroppo, però, sia chi ha prestato servizio militare nelle Forze Armate o di Polizia, tranne poche eccezioni, sia chi ha ottenuto l’idoneità da una sezione di Tiro a Segno Nazionale si è esercitato di giorno o con luce artificiale, con bersaglio fisso, sparando da fermo, indossando le cuffie per riparare l’udito, con al fianco un istruttore o direttore di tiro, in condizioni emotive e psicologiche piuttosto tranquille.

I fatti di cronaca degli ultimi anni evidenziano che i furti e le rapine in appartamento, oltre che essere aumentati, avvengono di notte ad opera di criminali sovente armati e violenti, con grave turbamento sia emotivo sia psicologico. Il corso al Tiro a Segno Nazionale fornisce le nozioni su come maneggiare un’arma e nozioni propedeutiche al tiro, nulla di più. Sparare al poligono è uno sport, difendersi da un’aggressione è qualcosa di ben diverso.

Durante una rapina, ad esempio, la parte inconscia prende spesso il sopravvento sulla parte conscia e diversi studi hanno evidenziato che oltre i 150 battiti cardiaci al minuto il corpo subisce una grave riduzione nella capacità di movimento e risposta agli eventi esterni, ad esempio mantenere una globale visione d’insieme, sentire i rumori, usare alcune articolazioni (F. Galvano, Diagnosi della minaccia, Edizione Kindle 2018). Proporrei ai possessori di armi di correre per qualche minuto e fare alcune flessioni sino a che i battiti cardiaci arrivino a passare i 150, poi sparare a un bersaglio in movimento in penombra a 7 metri. Infine, vorrei vedere i centri fatti.

Fondamentale è tener presente cosa significhi impugnare un’arma in spazi ristretti come lo possono essere quelli all’interno di un’abitazione. Consiglio vivamente di non prendere a modello i film polizieschi d’azione delle serie tivù.

C’è un altro argomento di estrema importanza da non sottovalutare: il tipo di arma e di munizionamento da utilizzare nella difesa abitativa. Sparare in un luogo chiuso con un fucile, una pistola di grosso calibro o con munizioni inadeguate può danneggiare i timpani e il conseguente dolore può provocare stordimento e/o incapacità a stare in piedi (in poligono si utilizzano le cuffie). Senza contare che tali armi o munizioni possono perforare i muri interni di un’abitazione o possono rimbalzare: in ogni caso si rischia di colpire un proprio famigliare.

Prima di impugnare un’arma, il possessore ha soltanto pochi istanti per valutare una serie di variabili al fine di decidere cosa fare: quanti malviventi sono entrati o stanno per entrare nell’abitazione, se sono armati e quale armi posseggono, se c’è la possibilità di avvisare tempestivamente le Forze di Polizia, se è possibile rinchiudersi in una stanza o c’è la concreta possibilità che i criminali possano prendere qualche famigliare come ostaggio ecc.. Il valutare quale comportamento adottare dipende da diversi fattori: se la casa è isolata o meno, da quante persone è composta la propria famiglia e se vi siano persone vulnerabili (anziani, disabili, bambini), se si possiede un cane da guardia e se vive all’interno o all’esterno, se si ha un sistema di allarme e/o di sorveglianza e con chi sono collegati (Istituto di Vigilanza, Forze di Polizia), dove e come si custodisce l’arma (in cassaforte, in camera da letto, carica o scarica, ecc.), se l’arma da difesa è una pistola o un fucile e altro ancora.

Fondamentale, quindi, è avere un piano di sicurezza individuale e famigliare che preveda cosa fare in caso di irruzione di malviventi, tenendo presente quanto sopra detto. Naturalmente, tutti all’interno della casa devono sapere cosa fare in tali circostanze.

Non sono contrario sul fatto che chi ne ha diritto si doti di un’arma, ma se la possiede per difendersi in casa deve informarsi, formarsi e addestrarsi per tale scopo, altrimenti è senz’altro preferibile non armarsi. La casa non è un poligono di tiro e la difesa abitativa con un’arma non è uno sport!

Mario Carotenuto

Mario Carotenuto è il tenutario del sapere di BResponsible ed è lui che si occupa della formazione dei nostri formatori. È esperto di Geopolitica, Intelligence e Sicurezza in aree di crisi e di conflitto, è consulente specializzato nella Gestione degli Interventi nelle Crisi Internazionali, con specifiche competenze sulla gestione della sicurezza e la natura, le strategie e gli scenari del terrorismo internazionale. È docente di Diritto Internazionale Umanitario e Misure di Autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo. Ha diretto Unità di Polizia in Italia e Cellule Militari all’Estero.

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