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La difesa antropica nei furti in abitazione

La difesa antropica nei furti in abitazione

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La scorsa settimana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, sono stati forniti i dati nazionali sui reati perseguiti. Nel solo distretto della Corte d’Appello di Milano, che comprende nove Tribunali (Busto Arsizio, Como, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia, Sondrio e Varese), ad esempio, le denunce per furti in abitazione sono passate da 7.667 tra inizio luglio 2016 e fine giugno 2017 a 19.080 nell’anno successivo (17.815 contro ignoti e 1.265 contro noti). Un dato certamente allarmante che crea notevole insicurezza tra i cittadini.

In precedenza ho affrontato la difesa abitativa con armi, dove ho asserito che chi possiede una pistola o un fucile per difendersi in casa deve assolutamente informarsi, formarsi e addestrarsi per tale scopo, altrimenti è senz’altro preferibile non armarsi. È possibile attuare una difesa abitativa senza armi?

Non sono sufficienti le misure di tipo fisico (porte blindate, vetri antisfondamento, grate alle finestre, ecc.) ed elettronico (impianti di videosorveglianza, sistemi antifurto, ecc.). Le prime fanno in modo di ritardare un attacco criminoso, le seconde a segnalare che questo è in corso. Posso tuttavia avere la migliore porta blindata con serratura di ultima generazione e un sistema di videosorveglianza da far invidia a Fort Knox, sede dei depositi delle riserve monetarie e auree degli Stati Uniti, ma c’è sempre qualcuno in grado di violare un’abitazione. Così come tali sistemi di difesa non servono a nulla se, rientrando a casa, dei malviventi bloccassero la vittima prima di inserire la chiave nella serratura: entrerebbero senza commettere effrazione e le ordinerebbero di disinserire il sistema di allarme.

Alle difese di tipo fisico e tecnologico si deve aggiungere quindi quelle di natura antropica (concernente l’uomo), nel nostro caso le misure di chi abita una casa. Mi spiego meglio: se nel giardino si ha un ripostiglio per gli attrezzi, si dovrà renderlo sicuro con una porta e una serratura idonee, poiché tali attrezzi potrebbero essere usati per introdursi in casa o, peggio, come armi. Così non si deve lasciare accessibile all’esterno una scala a pioli e rami di alberi troppo vicini all’abitazione: potrebbero essere scalati per introdursi in casa attraverso le finestre dei piani superiori.

Un altro errore molto comune è lasciare le chiavi di casa o il telecomando dell’antifurto all’interno dell’automobile parcheggiata in garage, in giardino o addirittura sulla pubblica via.

È inoltre importante non dare mai l’idea che la casa sia disabitata per diversi giorni, ad esempio quando ci si reca in vacanza. Fondamentale è la sensibilizzazione del vicinato. L’antropologa Jane Jacobs ci ha lasciato in eredità una consapevolezza importante: «la prima cosa da capire è che la pace della città, delle strade e dei marciapiedi, non è mantenuta principalmente dalla polizia, per quanto questa sia necessaria; è mantenuta da un’intricata quasi inconscia rete di controlli volontari esercitata dalla popolazione stessa».

Stiamo parlando di controllo del vicinato, ossia della collaborazione tra vicini nella sorveglianza dei propri spazi privati, condivisi e pubblici al fine di prevenire furti nelle abitazioni e atti di microcriminalità. La collaborazione e la fiducia tra i vicini sono quindi basilari in tema di sicurezza. Durante la nostra assenza, diventano i sorveglianti della nostra abitazione, in grado di prevenire un evento criminoso come il furto. Dobbiamo però agevolarli nel loro compito, quindi durante la nostra assenza dovremmo dotare di temporizzatori le accensioni di luce, televisore e radio così da far sembrare che nell’abitazione ci sia sempre qualcuno.

Molti poi sottovalutano i social media: si deve evitare di avvertire il mondo su dove ci troviamo o dove andremo, perché i criminali non si devono informare circa la nostra assenza e della sua durata. Attenzione poi alle foto che pubblichiamo, come ad esempio quelle che riguardano l’interno dell’abitazione dove, senza pensarci, riveliamo la centralina del sistema di allarme, la cassaforte, il quadro di un autore famoso, un pezzo d’antiquariato, ecc.

Va sempre individuata una stanza sicura, munita di una porta robusta e chiusura di sicurezza, finestre antisfondamento o grate e telefono in cui rifugiarsi nel caso malintenzionati riuscissero a introdursi nell’abitazione.

Quelle descritte sono solo alcune delle accortezze che si dovrebbero prendere quando si parla di difesa abitativa. Come ho scritto nel citato precedente articolo, è fondamentale avere un piano di sicurezza individuale e famigliare che preveda cosa fare in caso di irruzione di malviventi, dove tutti sappiano cosa fare in tali circostanze. Quanti dei nostri lettori ne hanno predisposto uno?

Mario Carotenuto

Mario Carotenuto è il tenutario del sapere di BResponsible ed è lui che si occupa della formazione dei nostri formatori. È esperto di Geopolitica, Intelligence e Sicurezza in aree di crisi e di conflitto, è consulente specializzato nella Gestione degli Interventi nelle Crisi Internazionali, con specifiche competenze sulla gestione della sicurezza e la natura, le strategie e gli scenari del terrorismo internazionale. È docente di Diritto Internazionale Umanitario e Misure di Autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo. Ha diretto Unità di Polizia in Italia e Cellule Militari all’Estero.

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