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Le aggressioni in ambienti chiusi

Le aggressioni in ambienti chiusi

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Alcune sere orsono, il titolare di un’attività commerciale di Brescia mi ha telefonato allarmato dicendomi che nel suo esercizio si era appena rifugiata una donna che, piangendo, le aveva riferito di essere seguita dal suo ex convivente armato di pistola. L’esercente aggiungeva che all’interno della sua attività vi erano anche alcuni clienti.
Nella gestione dell’evento il titolare ha fatto tre errori da non sottovalutare.
Innanzitutto, avrebbe dovuto subito chiudere a chiave la porta d’ingresso e far allontanare tutti i clienti dalla medesima, cosa che non ha fatto. Inoltre, poiché il locale è provvisto di uno scantinato, avrebbero dovuto rifugiarsi tutti lì. In tal modo, se l’aggressore avesse voluto sparare all’interno, i presenti non avrebbero corso alcun rischio.
Successivamente, anziché chiamare immediatamente il 112 e chiedere l’intervento delle forze di polizia, ha telefonato al sottoscritto e solo dopo, su mia indicazione, al Numero Unico delle Emergenze. 60-90 secondi in più nell’allertare i soccorsi potrebbero fare la differenza e essere pregiudizievoli per la propria e altrui incolumità.
Infine, pur avendo installato sul suo telefono cellulare l’applicazione Where ARE U 112, ha chiamato i soccorsi con il telefono fisso. L’applicazione consente infatti di effettuare una chiamata di emergenza con il contestuale invio della posizione esatta del chiamante, anche nei casi in cui questi non sa o non è in grado di fornire dati precisi sulla sua posizione. Se inoltre non è possibile parlare, ad esempio perché si è nascosti o sotto la minaccia di un’arma, l’applicazione consente di effettuare una chiamata muta.
Where ARE U 112 consente anche la trasmissione della posizione tramite rete dati o tramite SMS se la rete dati non è disponibile. Il doppio canale di trasmissione assicura sempre l’invio della posizione ogniqualvolta sia possibile effettuare una telefonata.
Come è andata a finire la vicenda? La signora protagonista del presunto episodio di stalking si è scoperto essere in realtà affetta da mitomania, malattia che porta alla fabulazione, ovvero a raccontare come realtà i prodotti della propria fantasia con lo scopo di attirare l’attenzione. Nessun uomo armato di pistola la stava seguendo.

Così come nel caso riportato, anche in situazioni di rapina o aggressioni all’interno di un locale o esercizio pubblico o dimora privata, la prima cosa da farsi, una volta che i malviventi sono usciti, è chiudere la porta a chiave e allontanarsi da essa per cercare un riparo. Tale procedura va osservata per due principali motivi. Se infatti, nel frattempo, dovessero accorre in soccorso le forze di polizia, allertate dalle vittime stesse o da testimoni involontari, i malviventi potrebbero rientrare, barricarsi all’interno e prendere in ostaggio i presenti. Importante è quindi chiudere la porta a chiave. Potrebbe succedere inoltre che tra malviventi e forze di polizia scaturisca un conflitto a fuoco. Ci si deve allontanare dalla porta e cercare un riparo per evitare di essere colpiti da proiettili vaganti, diretti o di rimbalzo, o da schegge, in particolare quelle di vetro.
Una volta a conoscenza di cosa fare in tali circostanze (azioni molto semplici che chiunque può mettere in atto), solo il panico può esserci nemico, poiché può dominare la ragione e la logica del pensiero. Oltre a sapere cosa fare, si deve pertanto essere consapevoli che esiste il rischio di essere aggrediti. La consapevolezza del rischio aiuta a controllare la paura, non frena ma rende accorti.

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