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Non solo videosorveglianza

Non solo videosorveglianza

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Nei giorni scorsi i media hanno dato molto risalto alla notizia di due ladri georgiani arrestati dalla Polizia di Stato di Brescia grazie al sistema di riconoscimento facciale denominato S.A.R.I. (Sistema Automatico Riconoscimento Immagini). Dopo aver acquisito le immagini di una telecamera di videosorveglianza privata che aveva ripreso i malviventi, gli agenti della Polizia Scientifica hanno ritagliato i loro volti e poi li hanno inseriti nel S.A.R.I.
L’applicativo ha quindi fornito i volti di una rosa di soggetti schedati nell’A.F.I.S. (Sistema Automatizzato Identificazione Impronte), che contiene i dati biometrici dei soggetti fotosegnalati dalle Forze di Polizia. Gli agenti della Polizia Scientifica hanno infine eseguito una comparazione fisionomica tra i volti degli autori e i volti forniti dal S.A.R.I. (quest’ultimo fornisce anche una percentuale di somiglianza tra il volto di un soggetto ignoto e quello dato dall’applicativo).

 

     

La videosorveglianza nel campo della sicurezza privata è un efficace strumento tecnologico per l’individuazione dei criminali, ma anche un efficace strumento preventivo.
Gli impianti di videosorveglianza privata hanno raggiunto una notevole diffusione, anche grazie alla diminuzione del costo e all’aumento della qualità delle immagini. Appartengono alla categoria delle difese elettroniche, che insieme alle categorie delle difese fisiche e antropiche fanno parte delle misure che prevengono e mitigano le conseguenze dei rischi criminoso e terroristico.
Le difese fisiche hanno la caratteristica di ritardare un attacco (muri perimetrali, porte blindate, vetri antisfondamento, ecc.), quelle elettroniche di avvisare che un attacco è in corso (impianto di videosorveglianza, rilevatore di movimento, ecc.), quelle antropiche, che sono altrettanto importanti, riguardano le attività umane ed è riferito solitamente al servizio di vigilanza o di security.

È invece sottovalutato il ruolo del privato cittadino o del dipendente aziendale. Un’ottima porta blindata con serratura antieffrazione, i vetri antisfondamento e un modernissimo impianto di videosorveglianza non riducono a zero il rischio intrusione. Pochissimi sono in grado di affrontare un malintenzionato che riuscisse a eludere tali difese e penetrare all’interno di un’abitazione. Molte sono inoltre le variabili. L’intruso, ad esempio, può essere un professionista o un dilettante del crimine, un soggetto lucido o drogato, armato o disarmato, rapinatore o ladro. La vittima può essere in buone condizioni fisiche o meno, armata e addestrata o indifesa, sola o con bambini. L’abitazione può ubicarsi in un centro abitato o in zona rurale, avere una stanza sicura o esserne priva, dotata di allarme con le forze di polizia o meno.

Le stesse considerazioni valgono quando, anziché di un’abitazione, si tratta di un negozio, un centro commerciale, un’azienda. I titolari e il personale sanno come agire in caso di minaccia o aggressione?

Teniamo presente che vi è una responsabilità giuridica del datore di lavoro circa la tutela, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. L’art. 2087 del Codice Civile stabilisce, infatti, che l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, mentre l’art.28 del Decreto Legislativo n.81/2008 che il datore di lavoro deve valutare tutti i possibili rischi, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori a rischi particolari. La normativa impone quindi al datore di lavoro di valutare sia il rischio criminoso sia il rischio terroristico e di formare i lavoratori su quei comportamenti idonei a prevenire un attacco e mitigarne le conseguenze in caso la prevenzione non sia stata sufficientemente efficace.

Come sempre, la tecnologia aiuta, ma la formazione fa la differenza.

Mario Carotenuto

Mario Carotenuto è il tenutario del sapere di BResponsible ed è lui che si occupa della formazione dei nostri formatori. È esperto di Geopolitica, Intelligence e Sicurezza in aree di crisi e di conflitto, è consulente specializzato nella Gestione degli Interventi nelle Crisi Internazionali, con specifiche competenze sulla gestione della sicurezza e la natura, le strategie e gli scenari del terrorismo internazionale. È docente di Diritto Internazionale Umanitario e Misure di Autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo. Ha diretto Unità di Polizia in Italia e Cellule Militari all’Estero.

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