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Scuola e security

Scuola e security

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Nelle ultime settimane ho focalizzato la mia attenzione su due fatti di cronaca che hanno riguardato la scuola, in particolare la sicurezza degli allievi.
Il 22 ottobre a Roncadelle, in provincia di Brescia, un uomo in stato di alterazione e armato di un coltello si è introdotto in una scuola elementare intimando di incontrare il dirigente scolastico. Ad affrontare il soggetto ci hanno pensato i bidelli, mentre gli insegnanti hanno tenuto i bimbi in classe nonostante il suono della campanella. Uno dei bidelli è rimasto ferito nell’intento di cacciare l’uomo all’esterno della scuola.
Il 13 novembre scorso a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, uno sconosciuto ha tentato di rapire una bambina all’uscita di una scuola elementare spacciandosi per lo zio. Un’attenta maestra si è insospettita quando l’uomo si è avvicinato all’alunna e, non conoscendolo, gli ha chiesto chi fosse. Alla richiesta di una delega o di un documento d’identità lo sconosciuto è fuggito, la bimba ha poi confermato di non conoscerlo.
Non è accaduto nulla d’irreparabile e parrebbe che bidelli e insegnanti abbiano agito al meglio per impedire conseguenze drammatiche. Per fortuna, aggiungo.

Cronache recenti hanno riportato più notizie di studenti che hanno introdotto coltelli e pistole all’interno delle scuole. Nell’ultimo caso, il 7 novembre a Senorbì in provincia di Sud Sardegna, uno studente sedicenne di un istituto tecnico ha ferito con una coltellata un proprio compagno di classe mentre era in corso la lezione.
Mi sono posto quindi la domanda se le scuole prevedano dei piani di sicurezza specifici e se il personale scolastico sia adeguatamente formato per gestire casi del genere. Dopo una breve indagine, la risposta è stata negativa. Molte scuole hanno solo un piano con le procedure di emergenza in caso di terremoto.

Gli insegnati e i bidelli delle scuole elementari di Roncadelle e Nocera Inferiore sono stati fortunati? Hanno avuto buon senso? Sono stati aiutati dall’istinto? Tutti elementi importanti che, però, non tutti possiedono e che non è possibile trasmettere a chi ne è privo. Una formazione specifica sui piani di emergenza e sulla prevenzione e gestione di fatti come quelli da me riportati è invece fruibile da chiunque, sfortunato o privo di buon senso e istinto che sia.
Certo non ci troviamo nella situazione in cui versano gli Stati Uniti, dove solo quest’anno in media c’è stata una sparatoria alla settimana. Già da diversi anni tutte le scuole statunitensi sono dotate di un piano di emergenza e di procedure in caso d’intrusione di soggetti armati e programmano specifiche esercitazioni anche con il contributo delle Forze di Polizia. In molte scuole gli studenti sono sottoposti al metal detector.

Si discute sempre di prevenzione, bene, ma perché non prevedere una formazione specifica sul rischio criminoso e su come affrontare una situazione nel caso in cui un malintenzionato dovesse introdursi in una struttura scolastica? Sarebbero sufficienti poche ore di teoria e alcune esercitazioni pratiche specifiche. La procedura di evacuazione in caso di emergenza è molto diversa nei casi in argomento. Non è sempre possibile l’evacuazione, nel caso nostro la fuga, quindi l’unica possibilità è nascondersi e/o barricarsi in una stanza sicura o nell’aula. Dobbiamo, però, redigere un piano di sicurezza, diffonderlo all’interno della scuola e prevedere delle esercitazioni periodiche. Naturalmente, c’è da tenere sempre in conto che tale piano è differente riguardo al grado scolastico, quindi all’età degli allievi.
BResponsible ha studiato e messo in atto specifici protocolli dopo aver analizzato i casi statunitensi ed europei, adattandoli al contesto italiano naturalmente.

Mario Carotenuto

Mario Carotenuto è il tenutario del sapere di BResponsible ed è lui che si occupa della formazione dei nostri formatori. È esperto di Geopolitica, Intelligence e Sicurezza in aree di crisi e di conflitto, è consulente specializzato nella Gestione degli Interventi nelle Crisi Internazionali, con specifiche competenze sulla gestione della sicurezza e la natura, le strategie e gli scenari del terrorismo internazionale. È docente di Diritto Internazionale Umanitario e Misure di Autoprotezione in aree a rischio sociale, criminalità e terrorismo. Ha diretto Unità di Polizia in Italia e Cellule Militari all’Estero.

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